Lezione 6.Dove si può volare: la mappa d-flight e le zone
Oggi vediamo come si risponde alla domanda che tutti fanno per prima e che quasi nessuno imposta bene: "qui posso volare?". La risposta non sta in una lista di luoghi consentiti, perché quella lista non esiste. Sta in un metodo, che si applica sempre uguale e richiede cinque minuti.
La fonte è una sola
Le zone geografiche italiane per i sistemi senza equipaggio sono pubblicate sulla mappa nazionale del portale d-flight, e quella è la fonte da consultare: lo ha confermato l'autorità aeronautica in una propria risposta ufficiale. Esistono altre mappe, alcune più comode da leggere, e possono essere utili per una prima occhiata; ma quando devi decidere se decollare, la verifica si fa sulla mappa ufficiale.
Il secondo punto fermo è che la mappa non ti autorizza: ti informa. La responsabilità della decisione resta di chi vola, e alcune restrizioni - ne parliamo tra poco - non compaiono affatto tra i colori.
I colori e la quota
Sulla mappa la restrizione è espressa come quota massima consentita in categoria Open sopra quell'area.
| Colore | Quota massima |
|---|---|
| Bianco | 120 metri dal suolo |
| Blu | 60 metri |
| Giallo | 45 metri |
| Arancione | 25 metri |
| Rosso | volo vietato in categoria Open |
Va letta con due avvertenze. La prima: i 120 metri si misurano dal punto più vicino della superficie, non dal punto in cui hai messo i piedi. Se decolli sul ciglio di una scarpata e ti sposti oltre il bordo, la tua altezza reale sul terreno cresce da sola. La seconda: le mappe hanno un cursore della quota, e cambiando quota cambia ciò che vedi. Impostarlo alto e concludere che "è tutto rosso" è l'errore di lettura più comune; impostarlo basso e dimenticarsene è il più pericoloso.
Sulle aree rosse vale una precisazione utile a chi lavora: in prossimità di aeroporti civili esiste una deroga tecnica che consente di operare a ridosso di un ostacolo - indicativamente entro pochi metri lateralmente e sopra di esso - a condizione di restare a distanza dal sedime aeroportuale e di avere il permesso di chi l'ostacolo lo possiede. È una possibilità circoscritta, non un'apertura generale.
Quello che i colori non dicono
Ecco la parte che distingue un pilota informato da uno che guarda solo la mappa. Sopra e accanto alle zone pubblicate esistono altri vincoli.
- Aree di sicurezza aeroportuale intorno ad aeroporti, eliporti e aviosuperfici: sono la ragione principale delle zone rosse, e nelle vicinanze la strada per volare passa dalla categoria Specific.
- Zone proibite, regolamentate e pericolose dello spazio aereo nazionale, che nascono da esigenze militari o di sicurezza.
- Aree con divieto di sorvolo stabilite dal codice della navigazione, che richiedono un'espressa autorizzazione.
- Parchi naturali e aree di protezione della fauna, dove il sorvolo è vietato nei casi in cui la restrizione è stata approvata e pubblicata.
- Ordinanze comunali e disposizioni di pubblica sicurezza: molti centri storici e molti eventi hanno divieti locali che nessuna mappa aeronautica riporta. Si verificano sul sito del comune o chiedendo alla polizia locale.
- Restrizioni temporanee pubblicate con gli avvisi ai naviganti, tipiche di manifestazioni, incendi e operazioni di soccorso.
Città, spiagge, montagna
In città non esiste un divieto generale, esiste una geometria. Un mezzo leggerissimo in A1 può operare in ambiente urbano, evitando assembramenti e rispettando le zone. Un drone di classe C2 con il titolo A2 può stare a 30 metri dalle persone non coinvolte, o a 5 in modalità a bassa velocità. Un drone senza classe sopra i 250 grammi deve stare in A3, cioè a 150 metri dalle aree residenziali, commerciali, industriali e ricreative: in pratica, fuori città. A questo si sommano ordinanze e pubblica sicurezza.
Sulle spiagge non c'è una regola europea dedicata. Operano tre cose insieme: le distanze dalle persone, che d'estate rendono una spiaggia affollata di fatto incompatibile con il volo ravvicinato; le eventuali zone pubblicate sulla mappa; e soprattutto le ordinanze di sicurezza balneare emanate ogni anno dalle capitanerie di porto, che sono locali e stagionali. Cambiano per tratto di costa e per anno, e vanno cercate per l'anno in corso e per il circondario marittimo che ti interessa. Se hai letto da qualche parte una regola generale espressa in metri dalla battigia, sappi che appartiene a un regolamento nazionale superato e non è il riferimento attuale.
In montagna il vincolo dominante spesso non è normativo ma fisico: l'aria è meno densa, il mezzo ha meno margine e le aree protette sono frequenti. Ne riparliamo nella lezione 7.
Il metodo, in cinque passi
- Individua il punto di decollo sulla carta, non "il paese": una differenza di trecento metri può cambiare zona.
- Verifica il colore sulla mappa ufficiale impostando la quota che intendi usare davvero.
- Controlla le restrizioni temporanee per la data del volo.
- Cerca i vincoli non aeronautici: ordinanze comunali, aree protette, eventi in corso, proprietà private da cui decollare.
- Guarda il luogo, non solo la mappa: cavi aerei, antenne, strade, sentieri frequentati, animali al pascolo. La mappa non conosce il filo del telefono che attraversa il campo.
Se il quinto passo ti sembra superfluo, tienilo comunque: è quello che salva più droni.