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Lezione 5 di 7

Lezione 5.Prima di decollare: registrazione, QR code, assicurazione

Una mano applica un'etichetta adesiva bianca sul corpo di un piccolo drone, accanto una cartellina e una penna

Oggi vediamo la parte che nessuno racconta nei video di unboxing: i tre adempimenti che devono essere in ordine prima che le eliche girino. Registrazione come operatore, codice identificativo applicato sul mezzo, assicurazione. Nessuno dei tre dipende dal peso del drone quanto la gente crede, e tutti e tre si sbrigano in una sera.

Chi si registra: l'operatore, non il drone

Il primo equivoco da smontare è nel verbo. In Europa non si immatricola il drone, si registra l'operatore: la persona fisica o giuridica che possiede o impiega il mezzo. Un operatore con cinque droni fa una registrazione sola.

Si registra chiunque operi un drone, con due sole eccezioni: i giocattoli veri e propri, conformi alla direttiva europea sui giocattoli, e i mezzi sotto i 250 grammi privi di sensori in grado di rilevare dati personali. Basta una camera per far cadere la seconda eccezione. In pratica, se il tuo drone leggerissimo ha un obiettivo, ti registri.

La registrazione avviene sul portale nazionale gestito insieme al fornitore dei servizi per la navigazione aerea, e produce un codice operatore europeo di 16 caratteri, i cui primi tre identificano il Paese: per l'Italia, "ITA". È lo stesso codice per tutti i tuoi mezzi, e vale in tutta l'area europea: ci si registra una volta sola, nello Stato di residenza, non in ogni Paese che si visita.

Il QR code che va sul drone, e quello che non serve

Qui c'è il secondo equivoco, e riguarda due oggetti diversi con nomi simili.

Il QR code dell'operatore è la stampa del tuo codice a 16 caratteri. Va applicato su ogni drone che possiedi, in un punto visibile e leggibile senza smontare nulla, ed è obbligatorio. È il modo con cui, in caso di controllo o di incidente, si risale a te. Costa la carta su cui lo stampi.

Il QR code del singolo drone, invece, è un servizio a pagamento e facoltativo: serve a funzioni avanzate legate alla pianificazione dei voli, non richieste in categoria Open. Se stai iniziando, non ti serve.

Sui costi: l'accesso ai servizi del portale passa da un abbonamento, con un profilo base pensato per la categoria Open e uno superiore per la Specific. Le tariffe sono state riviste al rialzo a partire dal 15 gennaio 2026, con il profilo base che si attesta intorno ai sette euro e quello professionale sui ventotto; sono cifre indicative, e prima di pagare conviene sempre leggere il listino aggiornato sul portale. Sulla durata della registrazione le fonti disponibili non sono del tutto univoche - c'è chi la descrive come permanente e chi come annuale, mentre l'abbonamento ai servizi è certamente periodico: nel dubbio, segna la data e verifica alla scadenza.

La procedura schermata per schermata, con la distinzione tra i due codici, è descritta in la registrazione e il QR code, passo per passo; il portale ufficiale è d-flight.

L'assicurazione: obbligatoria, anche per i piccoli

Non è un consiglio prudenziale, è un obbligo. La normativa nazionale sui sistemi senza equipaggio stabilisce che non è consentito condurre operazioni con un UAS senza una polizza di responsabilità civile verso terzi in corso di validità, con massimali conformi al regolamento europeo sui requisiti assicurativi degli esercenti di aeromobili.

Il massimale minimo per i mezzi di massa inferiore a 500 chili è di 750.000 diritti speciali di prelievo, un'unità di conto che corrisponde a circa 900.000 euro: il controvalore esatto oscilla con il cambio, quindi è più corretto ragionare per ordine di grandezza che citare una cifra puntuale.

Tre precisazioni che risolvono la maggior parte dei dubbi.

Vale anche sotto i 250 grammi. L'orientamento dell'autorità è costante: l'obbligo riguarda qualsiasi drone e qualsiasi uso, ricreativo compreso. L'unica esclusione riguarda i veri giocattoli. Se il manuale indica un'età minima di quattordici anni, quello che hai in mano è un aeromobile, non un gioco.

La polizza di casa non basta. Una responsabilità civile capofamiglia generica non copre l'attività aeronautica: serve una copertura specifica per droni. Per l'uso ricreativo si parte da poche decine di euro l'anno; per l'uso professionale le cifre salgono sensibilmente, in funzione del peso del mezzo e dell'ambito operativo.

Volare senza copertura non è una svista formale. Il sistema sanzionatorio in materia assicurativa è severo e prevede, nei casi più gravi, anche misure sul mezzo; gli importi puntuali e i riferimenti di legge vanno verificati sui testi normativi vigenti, perché la materia è stata oggetto di proposte di modifica. Il senso pratico non cambia: è una spesa piccola a fronte di un rischio grande. Massimali, esclusioni e clausole da leggere prima di firmare sono raccolti in massimali, costi e coperture della polizza per droni.

Chi firma che cosa

Riprendiamo la distinzione della lezione 1, perché è qui che diventa operativa. La registrazione e l'assicurazione sono adempimenti dell'operatore; l'attestato è un titolo del pilota remoto. Quando le due figure coincidono, la cosa passa inosservata. Quando non coincidono - un'associazione che possiede il mezzo e un socio che lo pilota, un'azienda e un collaboratore - conviene mettere per iscritto chi è chi prima del volo, perché da lì dipende chi risponde in caso di danno. Gli scenari misti sono descritti in il confine tra i due ruoli.

La cartella da avere con sé

Non serve una borsa di documenti: serve che tu possa esibirli, anche dal telefono.

  • L'attestato di pilota in corso di validità, se la sottocategoria lo richiede.
  • Il codice operatore e la conferma della registrazione.
  • Il certificato di assicurazione con il periodo di copertura.
  • L'eventuale autorizzazione o nulla osta, se voli in una zona che lo richiede.
  • Il manuale del costruttore, almeno nelle parti che riguardano i limiti operativi.