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Lezione 2 di 7

Lezione 2.Open, Specific, Certified: il rischio decide la categoria

Campo di volo in un prato: drone su un tappetino di decollo, radiocomando su uno sgabello e una figura lontana di spalle

Oggi vediamo la domanda che il regolamento europeo si pone al posto tuo. Non è "che cosa vuoi farci", è "quanto danno può produrre questo volo". Da quella risposta discende tutto: se puoi decollare senza chiedere niente a nessuno, se devi presentare una dichiarazione, o se ti serve un apparato di certificazioni da compagnia aerea.

La distinzione che non esiste più

Chi volava in Italia prima del 2021 ricorda una divisione netta: da una parte l'uso ricreativo, dall'altra quello "non ricreativo", con adempimenti pesantemente diversi. Quella divisione è stata cancellata, ed è la fonte del maggior numero di equivoci che sentirai raccontare al parco.

Il criterio nuovo è il rischio. Se un oggetto cade su qualcuno le conseguenze sono le stesse, che tu stia girando un video pubblicitario o riprendendo tua figlia che gioca a pallone: quindi la regola è la stessa. Non ci sono più "professionisti" e "hobbisti": ci sono operazioni a basso, medio e alto rischio.

CategoriaRischioCome ci si entraChi dice sì
OpenBassoNessuna autorizzazione preventiva: basta restare dentro i limitiNessuno: rispondi tu della conformità
SpecificMedioDichiarazione di scenario standard, oppure autorizzazione operativa, oppure certificato di operatoreL'autorità nazionale (in Italia ENAC)
CertifiedAltoCertificazione del mezzo, licenza del pilota, certificazione dell'organizzazioneCome per l'aviazione con equipaggio

Il confronto ragionato tra le tre porte, con i casi limite, è in le tre categorie del regolamento europeo.

I sei limiti della Open, che valgono insieme

Nella Open ci sta oltre il novanta per cento dei voli europei, e con ogni probabilità ci starai anche tu per anni. Ma "nessuna autorizzazione" non vuol dire "nessuna condizione". I limiti seguenti valgono cumulativamente: basta violarne uno e non sei più in Open, sei fuori regola.

  1. Massa massima al decollo sotto i 25 chili. Si intende il drone pronto a volare, batteria e accessori compresi.
  2. Volo a vista. Devi mantenere il contatto visivo diretto e continuo con il mezzo, senza binocoli o altri ausili - le lenti da vista non contano. Con il visore immersivo serve una seconda persona che guarda per te.
  3. Massimo 120 metri di altezza dal punto più vicino della superficie. Non dal punto di decollo: se voli sopra un pendio che scende, la distanza dal terreno aumenta senza che tu tocchi gli stick.
  4. Nessun sorvolo di assembramenti di persone. Mai, con nessun drone, nemmeno con quelli minuscoli.
  5. Niente merci pericolose e niente sgancio di materiali.
  6. Rispetto delle zone geografiche pubblicate per il territorio in cui voli, e conoscenza del manuale.

C'è una sola deroga altimetrica utile da ricordare: se stai lavorando vicino a un ostacolo artificiale più alto di 120 metri - un pilone, una ciminiera, una torre - su richiesta di chi ne è responsabile puoi salire fino a 15 metri sopra la sommità dell'ostacolo, restando entro un raggio di 50 metri da esso.

Dentro la Open: tre distanze dalle persone

La categoria Open si divide in tre sottocategorie, e la differenza sta tutta nel rapporto con le persone che non partecipano al volo.

  • A1 - si può volare sopra persone non coinvolte, mai su assembramenti. Riservata ai droni più leggeri.
  • A2 - si vola vicino alle persone, tenendo almeno 30 metri in orizzontale; la distanza scende a 5 metri se il drone dispone della modalità a bassa velocità, che è una caratteristica tecnica certificata e non un modo di pilotare piano.
  • A3 - si vola lontano da tutti: nessuna persona non coinvolta nell'area di operazione e almeno 150 metri da zone residenziali, commerciali, industriali e ricreative.

"Persona non coinvolta" è chiunque non partecipi all'operazione e non sia sotto il tuo controllo. Il tuo assistente è coinvolto; il ciclista che passa sulla strada poderale no, nemmeno se ti saluta. Nella lezione 3 vedremo quale sottocategoria ti spetta, perché non la scegli tu: la decide l'etichetta del drone. La corrispondenza completa tra classi, pesi e distanze è raccolta in la tabella completa di A1, A2 e A3.

Tre voli, tre categorie

Rendiamo concreto tutto questo con esempi che potresti avere in mente davvero.

Un giro sopra un uliveto di famiglia, in collina, con un drone da 240 grammi, a un centinaio di metri da casa. Nessuno intorno, zona non vincolata, quota sotto i 120 metri, contatto visivo continuo: categoria Open. Nessuna autorizzazione da chiedere, adempimenti di base che vedremo nella lezione 5.

Le riprese di una fiera in piazza, con il pubblico sotto, per il comune. Persone non coinvolte a pochi metri, probabile assembramento, contesto urbano: qui la Open non basta. Serve la categoria Specific, cioè una dichiarazione di scenario standard o un'autorizzazione operativa, con drone adeguato e con una zona di terra controllata. Non è una formalità aggiuntiva: è un'altra impostazione del lavoro.

Un'ispezione di venti chilometri di elettrodotto in una valle, senza vedere il mezzo. Volo oltre la linea di vista: fuori dalla Open per definizione, categoria Specific con valutazione del rischio e osservatori, oppure niente.

Nota la logica: nessuno dei tre voli è "professionale" o "amatoriale". Il primo potrebbe essere pagato, il secondo essere un favore a un amico. Non cambia nulla.

Quando la Specific non è un livello superiore

C'è la tentazione di leggere le tre categorie come tre gradi di bravura: prima la Open, poi la Specific, infine la Certified per i migliori. Non è così: sono tre regimi diversi per rischi diversi. Si passa in Specific quando l'operazione che hai in mente non entra nei limiti della Open, non quando ti senti pronto.

Alla Certified si arriva solo in casi che, per ora, non ti riguarderanno: mezzi grandi progettati per operare sopra assembramenti, trasporto di persone, merci pericolose. Lì il drone si certifica come un aeromobile e il pilota ha una licenza.

Se ti interessa vedere da dove nascono queste regole e come è organizzato il testo che le contiene, c'è il Regolamento (UE) 2019/947 spiegato articolo per articolo; il testo integrale, in italiano, è pubblicato su EUR-Lex.